Farti assumere, oppure crescere, in un’azienda che punta tutto sugli under 35 quando tu hai 48 anni. 
Prendere le redini di un’impresa familiare senza essere della famiglia. 
Attuare un business plan in autonomia in una multinazionale. 
Questi sono tre esempi di quelli che io chiamo obiettivi gravità, cioè obiettivi che – esattamente come la forza di gravità – non puoi controllare, non dipendono dalla tua volontà e, per quanto tu possa essere competente, motivato e determinato, non conseguirai mai.  
Mai dire mai? D’accordo, allora diciamo che avresti più probabilità di vincere la lotteria.
E allora, se accetti di non essere tu a dominare il volo dei corpi ma la legge di gravità, allo stesso modo devi farti una ragione del fatto che in quell’azienda per te non c’è spazio, che in un’impresa a conduzione familiare è la famiglia che conduce, e che in una multinazionale non decidi da solo neanche come numerare i posti auto nel garage. 
Potresti obiettare che, nel mondo del lavoro, contro l’ageism ormai imperante sarebbe giusto e sacrosanto combattere la stessa battaglia ideologica e valoriale che ha già visto assestare duri colpi al razzismo e al sessismo, e non potrei che essere d’accordissimo con te.
Ma qui in questa sede non è in discussione la legittimità universale delle pari opportunità, e se è per questo neanche la meritocrazia o il valore dell’autonomia di giudizio. 
Qui è in discussione il realismo di certi obiettivi. E se il tuo obiettivo è il salto di carriera ma la cultura aziendale di chi ti firma la busta paga è esplicitamente avversa alla seniority anagrafica, il tuo obiettivo non è realistico. Legittimo, sacrosanto, ma non realistico.
E se vuoi condurre una crociata contro la discriminazione professionale dei boomer e dei gen X, da Lorenza ti dico che hai tutto il mio appoggio e il mio rispetto, ma da coach che lavora con te alla tua autorealizzazione ti dico che, in parallelo, devi darti obiettivi possibili, anziché inverosimili.

Obiettivi di prestazione, anziché obiettivi gravità.

Ovvero obiettivi che, per quanto sfidanti, dipendono solo da te e dalle tue risorse, non dalla volontà altrui.

Perché è vero che la legge di gravità non si domina, ma si può sempre imparare a volare via dalle imprese impossibili.

WORKOUT

Se hai un obiettivo gravità, sotto sotto lo sai.
Sotto sotto ti rendi conto che stai sprecando tempo ed energie in un progetto che non andrà mai in porto, non come vuoi tu.
E allora chiediti come mai ti sei così incaponito e risponditi con brutale onestà.
Per orgoglio?
Per pigrizia?
Per affezione all’immagine che hai di te stesso?
Per non deludere chi è a conoscenza del tuo progetto impossibile?
Per crogiolarti all’infinito nella lamentela?
Perché il successo ti fa più paura della frustrazione e della mortificazione?

Photo by Luis Cortes on Unsplash.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *